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CISL FP Monza Brianza Lecco. 12 marzo 2026 Serve un'equazione del rispetto per eliminare la violenza sui sanit

2026-03-12 11:59

CISL FP Monza Brianza Lecco

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CISL FP Monza Brianza Lecco. 12 marzo 2026 Serve un'equazione del rispetto per eliminare la violenza sui sanitari

Il 12 marzo si celebra in Italia la Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari.

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La violenza contro gli operatori sanitari è un’emergenza sempre più diffusa e la CISL FP Lombardia, così come tutte le ferazioni territoriali, è in primo piano per la tutela di tutte le lavoratrici ed i lavoratori impegnati nella sanità e nell'assistenza socio sanitaria sul nostro territorio.

Il 12 marzo si celebra in Italia la Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari. Un appuntamento che negli ultimi anni è diventato sempre più necessario, perché le aggressioni a medici, infermieri e altri professionisti della sanità sono ormai un fenomeno diffuso e in crescita. I dati più recenti parlano chiaro. Secondo una survey nazionale della Federazione degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (fonte: FNO TSRM e PSTRP), il 43% dei professionisti sanitari ha subito almeno un episodio di violenza negli ultimi dodici mesi. Ancora più preoccupante è l’impatto psicologico di questi eventi: un operatore su tre riferisce di aver sviluppato stress o disagio legati alle aggressioni subite.

 

Le aggressioni non sono soltanto fisiche. La maggior parte degli episodi è costituita da insulti, minacce e violenze verbali, che rappresentano oltre il 70% dei casi. Tuttavia, la violenza fisica non è rara: circa un professionista sanitario su sei dichiara di averla subita. Il fenomeno riguarda molti contesti dell’assistenza: non solo ospedali e pronto soccorso, ma anche ambulatori territoriali, strutture residenziali, servizi domiciliari e attività di controllo sanitario. In tutti questi ambienti gli operatori si trovano sempre più spesso esposti a tensioni generate da sovraffollamento, liste d’attesa, carenza di personale. 

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A rendere ancora più complessa la situazione è il forte sommerso: oltre la metà dei professionisti che subiscono violenze non denuncia l’episodio. Solo una minoranza procede con una segnalazione formale, il che significa che il fenomeno reale potrebbe essere molto più ampio di quanto emerga dai dati ufficiali. Il problema è evidente anche a livello territoriale. In molte realtà locali i numeri confermano la gravità della situazione. Le notizie che raccogliamo dai territori della regione fanno stimare che quattro operatori sanitari su dieci siano stati aggrediti durante il servizio. In molti casi a compiere le aggressioni sono pazienti o familiari esasperati da attese o situazioni di forte tensione emotiva.

Le conseguenze non riguardano soltanto la sicurezza dei lavoratori, ma anche la tenuta stessa del sistema sanitario. Secondo diverse indagini, circa un terzo degli operatori ha preso in considerazione l’idea di lasciare la professione proprio a causa delle aggressioni e del clima di crescente ostilità nei luoghi di cura. Le categorie più esposte restano quelle che lavorano a diretto contatto con i pazienti: infermieri, medici, addetti al primo soccorso e operatori socio-sanitari. Alcuni contesti sono particolarmente critici, come i reparti psichiatrici, i pronto soccorso e i servizi di emergenza territoriale, dove la tensione emotiva e le situazioni cliniche complesse aumentano il rischio di episodi violenti.

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Per questo motivo siamo costantemente impegnati a chiedere interventi strutturali: più personale, protocolli di sicurezza più efficaci, formazione specifica per la gestione dei conflitti e una maggiore sensibilizzazione della popolazione. L’obiettivo è ricostruire un clima di fiducia tra cittadini e operatori sanitari, ricordando che colpire chi lavora nei luoghi di cura significa colpire l’intero sistema di tutela della salute.

 

La Giornata del 12 marzo diventa quindi non solo un momento di riflessione, ma anche un richiamo alla responsabilità collettiva. Difendere chi cura non è soltanto una questione di sicurezza sul lavoro: è una condizione indispensabile per garantire il diritto alla salute di tutti. L'educazione parte proprio da quella che abbiamo voluto chiamare “l'equazione del rispetto”: zero violenza, più cuore, uguale una sanità migliore per tutti.

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